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Orario di lavoro, sentenza storica |
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Scritto da Redazione
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Domenica 22 Febbraio 2009 23:45 |
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La Uil vince la prima causa di lavoro per l'orario mal conteggiato dall'Azienda ospedaliera a un infermiere turnista, Davide Zamboni.
Zamboni ancora nel 2004 aveva incaricato il legale Daniela Longo di avviare una causa contro l'Azienda ospedaliera, colpevole a suo parere di non riconoscere l'orario stabilito dal contratto nazionale di lavoro nel caso il lavoratore sia malato o in permesso. Il problema, che non è solo dell'Azienda ospedaliera veronese ma di tutti gli enti che rientrano in questo comparto, è quello di fare riferimento a un numero di ore giornaliere virtuali, stabilite in 7 ore e 12 minuti o addirittura di sole 6, anziché in quelle reali programmate nella settimane di lavoro effettiva del turnista che possono essere anche di 10 o 9 al giorno.
Il fatto che rende il calcolo ancora più gravoso è che il numero di ore effettivo computato all'interno del contratto nazionale viene stabilito solo ed esclusivamente quando c'è l'attività lavorativa, altrimenti rimane virtuale.
La sentenza del giudice del lavoro Antonio Matano è stata accolta dalla Uil di Verona come un atto di giustizia ma soprattutto di rispetto verso quei lavoratori che sono poco tutelati. Per il sindacalista Ernesto Tamburini, segretario provinciale della Uil funzione pubblica, questo primo passo è importante in quanto apre la strada a centinaia di altre cause che hanno comportato danni economici ai lavoratori e non solo, anche allo Stato. Infatti dalla sede del sindacato veronese di via Golfino non si esclude una denuncia anche alla Corte dei Conti, passando prima dal ministero del Tesoro, per chiedere di quantificare «il giochetto», così lo definiscono i sindacalisti, per l'incidenza che ha a livello socio-economico.
Il «caso Zamboni» si basa su una differenza di 58,81 euro lordi che spettavano all'infermiere ma che l'Azienda ospedaliera non intendeva considerare. «Se questa somma non è riconosciuta a centinaia di altri turnisti, è evidente che il danno va visto sia sul piano personale che su quello sociale», assicura Tamburini, che ha già sul tavolo fascicoli e fascicoli per lo stesso problema da sottoporre all'esame dell'avvocato.
Ma il suo è anche un pensiero più sottile che si rifà alla «Rerum Novarum», la lettera enciclica di papa Leone XIII del 1859 dedicata alla questione operaia, nella quale il pontefice indicava nell'obbligo di accettare condizioni ingiuste da parte del lavoratore una violenza. «È chiaro che subisce una violenza contro la quale la giustizia protesta», scriveva il papa.
Per Tamburini oggi le condizioni denunciate al tempo dall'enciclica sono decisamente peggiorate, ma uno spiraglio di rispetto nei riguardi dei lavoratori lo ha rilanciato la sentenza veronese. Per l'avvocato Longo questa causa pilota ha in sé un principio rivoluzionario che dovrà essere esteso a tutti gli altri lavoratori.
Anna Zegarelli
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