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Troppi pazienti, pochi medici e infermieri: Ps in emergenza |
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Scritto da Primonumero
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Lunedì 21 Giugno 2010 15:49 |
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Termoli. Ci siamo! E’ arrivata! L’estate si è presentata come al solito, spalancando all’improvviso la porta, sbattendoci in faccia con una folata del caldo vento del sud, i colori ed i profumi della primavera in ritardo. E noi, inebriati e per nulla sorpresi, abbiamo ammirato l’accendersi dell’azzurro, le spiagge ricolorarsi di colpo, la luce splendere fino a tarda sera nella città ancora spoglia e intimidita dall’inverno recente. Al Pronto Soccorso già ferve attività da periodo estivo (in primis traumatismi grandi e piccoli), ma come tradizione vuole, per gli operatori dell’emergenza la “stagione” si apre con una “prima” assai probabile: la preoccupazione di assicurare assistenza ai 200 ospiti che ogni giorno varcheranno la soglia del Pronto Soccorso nelle prossime 8-10 settimane per un problema di salute, cercandone la soluzione.
Quest’anno più degli altri anni l’estate ci coglie impreparati. Alla moltiplicazione seppur graduale dell’utenza non sembra corrispondere un’operazione di calcolo altrettanto fruttuosa sul personale sanitario dell’emergenza/urgenza. Anzi. Per dirla tutta, al progressivo popolamento delle strutture ricettive del litorale, delle spiagge, degli alberghi diffusi e di quelli solidamente raccolti, delle molte case in affitto o delle seconde case (o di parenti e amici) di chi, più fortunato, ritorna in regione dopo un anno di lavoro, si contrappone il graduale impoverimento delle risorse, umane e non solo, capaci di rispondere alle esigenze sanitarie di una popolazione prodigiosamente (e pericolosamente) vicina al raddoppio nei due mesi estivi.
In particolare infermieri e ausiliari, già col fiato corto nei mesi invernali, assottigliati di alcune unità negli ultimi anni per pensionamenti e trasferimenti, reggono meravigliosamente il campo con turni massacranti e straordinari non pagati, sperando in una manciata di giorni di ferie pur avendo diritto al dosaggio pieno (molti vi hanno anche rinunciato). Tirano avanti da un pezzo con l’aiuto, per più di un terzo, di personale precario, assunto a tempo determinato, prossimo alla scadenza nel fiore dell’estate e a rischio di mancato rinnovo. Colpa del piano di rientro si dirà, o della crisi economica internazionale: il fatto è che la gente in Pronto Soccorso continua ad arrivare, anche per problemi lievi, risolvibili altrove.
Ma altrove dove? I rumors in circolo insistono di Guardie mediche turistiche e Servizi spiaggia negati, 118 non raddoppiato o addirittura rimosso dalle città sede di presidi ospedalieri. Un’idea geniale per potenziare i servizi sul territorio e ridurre le corse inutili verso gli ospedali! Uno scenario ben poco rassicurante, un boccone col sapore amaro della disfatta. Che fa fatica ad ingoiare chi ogni giorno tenta di mettere a frutto le proprie capacità professionali ed umane, lottando non solo contro le malattie ma contro carenze di ogni tipo (strumentazione, farmaci, posti letto insufficienti), giocandosi la faccia nel rapporto con i pazienti e tuttavia impietosamente tagliato fuori dai processi decisionali che lo riguardano.
Una sconfitta anche per la gente, obbligata a lunghe attese per l’assenza di personale e servizi adeguatamente attrezzati. E per i malati con patologie gravi costretti a perigliosi viaggi in ambulanza anche solo per essere sottoposti ad esami (a Termoli la Tac, per motivi tecnici, funziona parzialmente). Ma la speranza si dice è l’ultima dea: allora, si può sperare che tutti gli operatori del settore o i loro autorevoli rappresentanti insieme agli amministratori, si siedano intorno ad un tavolo e decidano e, molto rapidamente anche, i destini dell’emergenza e di chi a questo servizio si rivolge, come buoni padri di famiglia che, in tempi difficili, non fanno mancare l’essenziale ai propri figli? In quest’estate termolese la sanità del Basso Molise lascia o raddoppia?
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