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S.Giovanni Bosco, rianimazione piena:sistemazione d'emergenza per i pazienti più gravi Stampa E-mail
BRUNO BUONANNO

Scritto da L. Brancaccio   
domenica 09 marzo 2008
Napoli - La rianimazione del San Giovanni Bosco è strapiena. E per non rifiutare l’assistenza a pazienti in pericolo di vita, da lunedì sera gli specialisti dell’ospedale di Capodichino occupano con i loro malati i tavoli chirurgici delle sale operatorie. Postazioni trasformate in improvvisati presidi salvavita dove i ricoverati vengono collegati alle apparecchiature respiratorie meccaniche utilizzate durante gli interventi operatori.

Un black out assistenziale che si trascina da quattro giorni, nonostante una serie di telefonate e lettere alla Centrale operativa territoriale del «118». Sono rimaste per giorni senza seguito le comunicazioni con le quali il responsabile della rianimazione chiedeva al personale dell’emergenza sanitaria di bloccare momentaneamente i collegamenti delle ambulanze con il San Giovanni Bosco.

Nel pomeriggio di lunedì, infatti, i rianimatori dell’équipe diretta da Ottorino Esposito avevano dovuto sistemare addirittura tre barelle nel centro salvavita per assistere pazienti gravissimi, in aggiunta ai sette malati ospitati nei posti letto di rianimazione. Da quattro giorni il personale del centro salvavita fa la spola fra il reparto e il complesso operatorio perché, non potendo accogliere altre barelle, è costretto a sistemare i pazienti in fin di vita nelle sale operatorie.

E questo, com’è ovvio, blocca la chirurgia di elezione. Un momento di grande difficoltà assistenziale per il presidio dell’Asl Napoli 1 costretto altre volte in passato a ricorrere a identiche soluzioni di emergenza. Solo nel 2007 i rianimatori del San Giovanni Bosco si sono improvvisati incursori in quattro occasioni quando, per assistere i loro pazienti, hanno dovuto occupare i tavoli chirurgici delle sale operatorie utilizzando le apparecchiature respiratorie meccaniche.

«Siamo in difficoltà da quattro giorni - ricorda Ottorino Esposito, il direttore della rianimazione - con un’emergenza che non trova soluzioni. Nel tardo pomeriggio, fin quando un malato non è stato trasferito nel centro salvavita degli Incurabili, abbiamo assistito due pazienti in sala operatoria. Purtroppo altri due malati arrivati sempre ieri nel nostro ospedale (uno con un violento aneurisma cerebrale, l’altro con un infarto molto esteso) sono deceduti e ci hanno dato la possibilità di assistere, sempre in sala operatoria, altre due persone in fin di vita».

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