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No abolizione riposo!!!
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Rischio spopolamento negli ospedali pubblici italiani. Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
venerdì 08 febbraio 2008
Mentre la legge del '93 ne limita le assunzioni, l'ultima Finanziaria farà perdere dei pezzi. E' stata abolita (ma solo per i dipendenti di enti pubblici) la normativa dell'Unione europea che impone undici ore minime di stacco a medici e infermieri tra un turno e l'altro. Su richiesta delle regioni nell'atto di indirizzo di rinnovo del contratto, e con i favori del centrodestra (il senatore Antonio Tomassini di Forza Italia chiedeva una modifica alla direttiva europea; per inciso, alcuni ospedali erano già stati pizzicati), è stato abrogato l'articolo 7 del decreto legislativo 66 del 2003 attuativo della direttiva Ue che vieta i turni di lavoro continuativi nelle corsie.

L'abolizione, però, non vale per i dipendenti delle strutture private. Che continuano a godere delle undici ore di riposo.

Immediata la replica dei medici dirigenti del Ssn. Carlo Lusenti, leader del sindacato maggioritario Anaao-Assomed, ha scritto al premier Romano Prodi e [/b]minaccia il ricorso alla Corte di giustizia europea[b]. Senza la tutela delle direttive Ue 93/104 e 2000/34, infatti, da quest'anno un chirurgo potrebbe entrare in sala operatoria dopo 20 ore filate di visite, guardie e giri di corsia. L'Anaao «chiede al capo del governo e ai ministri di Salute, Funzione pubblica e Lavoro una esplicita e inequivocabile presa di posizione per il ripristino di una condizione di legalità nelle aziende sanitarie del Ssn».

Gli infermieri hanno preso posizione con i collegi Ipasvi
il cui presidente, Annalisa Silvestro, sottolinea: «La ricaduta è anche sui 250 mila infermieri, pochi e spesso soggetti a turni massacranti. Per riportare il problema alla giusta dimensione occorreva negoziare, ma per motivi economici ecco una legge volta a non far pagare sanzioni agli ospedali colti in flagrante e a non assumere». .

Uno dei motivi dell'abolizione dell'articolo 7 è che medici e infermieri sono dirigenti e non timbrano. «Ciò vale - dice Silvestro - per parte dei medici dipendenti, ma varie sentenze hanno affermato che, se da dirigenti si lavora sulle 24 ore, si pianificano le presenze e non si gestisce nessuno, si è tutelati come tutti gli altri lavoratori. Quanto agli infermieri del comparto, non sono area dirigenziale ».

Lusenti ricorda che l'8 febbraio 2007 il ministero del Lavoro in risposta a un interpello dell'Asl di Imola ha riconosciuto l'applicabilità della regola delle 11 ore anche ai dirigenti Ssn.
Gianfranco Rivellini (Smi) chiede un decreto d'urgenza per rimediare a una situazione che vedrà sanzionare l'Italia. Per il diritto comunitario, scrive sul periodico Iniziativa Ospedaliera Sergio Costantino (segretario Anaao Policlinico Milano), se le leggi di uno stato Ue comportano «orari e condizioni di lavoro peggiori di quelli previsti dalla normativa comunitària, vi è un automatico superamento ». Idem «nei contratti collettivi di lavoro ».

 Vincenzo Carpino, leader degli anestesisti rianimatori (Aaroi), annuncia che la sua categoria disattenderà le norme italiane in caso di mancata retromarcia. «Medici e infermieri, sottoposti a turni massacranti negli ospedali - dice Marco Perelli Ercolini, negli anni '90 leader dello Snami ospedalieri - avevano visto nel dlgs 66 una norma di tutela dei loro diritti. Ora si rischia un calo della soglia di attenzione con rischio di infortuni e comportamenti negligenti o imprudenti. Il riposo non è solo un diritto, ma anche un dovere e non si capisce perché non debba spettare a chi ha in mano la salute delle persone».

Stessa domanda si pone la Silvestro, che paventa disagi per i degenti "normali": «Si vedranno attorno équipe sempre diverse con rischi di confusione nei passaggi delle consegne. Infatti, le norme Ue circa il riposo restano valide per gli operatori assistenziali che operano con noi e da noi coordinati: dunque potremmo doverli far ruotare con orari diversi dai nostri. »


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Corriere Medico del 06/02/2008 , articolo di m.m.
N. 1 24 GENNAIO 2008 MILANO

 
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