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Rapporto nazionale di monitoraggio dell'assistenza sanitaria Stampa E-mail
Scritto da L. Brancaccio   
mercoledì 12 marzo 2008
Il Rapporto Nazionale di Monitoraggio è elaborato secondo quanto disposto dal Decreto ministeriale 12 dicembre 2001 recante “Sistema di garanzia per il monitoraggio dell’assistenza sanitaria”, con il fine di fornire uno strumento efficace affinché lo Stato possa farsi garante dell’equità sul territorio nazionale dell’erogazione equa ed uniforme dei livelli d’assistenza e al tempo stesso rispondere alle richieste di potenziamento dei sistemi di verifica delle prestazioni rese ai cittadini.

Una sua ampia diffusione consente anche alle Istituzioni regionali e locali e comunque ai vari soggetti che a diverso titolo sono preposti alla pianificazione e organizzazione dei servizi sanitari di essere più consapevoli della propria realtà assistenziale e di responsabilizzarli pienamente.
Il Rapporto, attraverso la descrizione di circa 100 indicatori, permette di cogliere le realtà più critiche e di indirizzare appositi interventi sanitari. Gli indicatori elaborati investono tutti i livelli di assistenza e si esplicano in termini di costo, di attività e di risorse. Per alcuni settori consentono anche valutazioni di appropriatezza, qualità e outcome.

Nel Rapporto 2004 si evidenziano significative differenze fra le realtà territoriali italiane. Per molti aspetti dell’assistenza sanitaria è ancora presente un forte divario tra le Regioni meridionali e quelle centro settentrionali, e all’interno di queste ultime persistono aree disagiate sotto il profilo dei servizi sanitari disponibili.
La spesa sanitaria risulta equamente distribuita tra i due principali livelli di assistenza (ospedaliera e distrettuale) con il 48% circa ed il restante 4% è imputato all’assistenza collettiva in ambiente di vita e lavoro. Tra le componenti di costo che più incidono sul livello distrettuale rivestono interesse l’assistenza farmaceutica con un incidenza, sul totale dei livelli di assistenza, pari al 14,4%, l’assistenza specialistica con il 12,2%, la medicina generale e guardia medica con circa il 5,8%. Un’altra voce che dovrebbe acquisire nel tempo maggiore rilievo, è quella rappresentata dall’assistenza ai disabili e agli anziani, categorie deboli in costante incremento a causa del processo di invecchiamento demografico ormai da tempo in atto nel nostro paese. L’incidenza del costo dell’assistenza agli anziani rappresenta quasi il 5,8% del totale distrettuale mentre quella ai disabili ne rappresenta circa il 3,9%.
Relativamente all’assistenza agli anziani, l’erogazione del servizio di assistenza domiciliare integrata (ADI), risulta attivo, a livello nazionale, solo a 2,8 anziani ogni 100 residenti (età > 65) e le differenze regionali risultano particolarmente significative . Per ciò che concerne l’assistenza ospedaliera, disponendo di dati accurati e completi, il monitoraggio può essere condotto in maniera più precisa. Con circa 8,7 milioni di ricoveri in modalità di degenza ordinaria, e oltre 3,8 milioni di ricoveri in modalità diurna, il tasso di ospedalizzazione è rispettivamente di 145,8 e 65,6 per 1.000 abitanti. La variabilità è significativa a livello regionale e tutte le regioni sottoposte ai Piani di Rientro presentano tassi di ospedalizzazione più elevati rispetto a quanto stabilito nell’Intesa del 23 marzo 2005 (180 per 1.000).

Una componente non irrilevante del rapporto è dedicata alla valutazione dell’appropriatezza dei servizi prestati dal SSN. Il valore medio nazionale determina che ancora il 50% dei ricoveri afferenti ai 43 DRG definiti potenzialmente inappropriati, se erogati in modalità ordinaria, sono in realtà effettuati in tale regime di ricovero e la variabilità regionale risulta evidente.

Nell’appropriatezza clinica l’indicatore “percentuale di parti cesarei” è molto utilizzato anche a livello internazionale. Nonostante l’attenzione che negli anni si è posta al problema, la percentuale di parti cesarei, in Italia, è ancora molto elevata e in continua crescita. Il parametro di riferimento, stabilito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità al 15%, è tuttora molto distante dalla maggior parte dei valori assunti nelle varie regioni. Il valore medio italiano si attesta al 37,7% solo la P.A. di Bolzano e la Regione Friuli V.G. sono vicini alla soglia di riferimento, mentre in Campania l’indicatore ha un valore pari al 59%.
In tema di assistenza sanitaria collettiva in ambiente di vita e lavoro, l’incidenza delle malattie infettive, soprattutto quelle dove la vaccinazione è obbligatoria, si è ridotta intensamente grazie alle coperture vaccinali (per la popolazione di età inferiore o uguale a due anni) superiori al 96 per 100 (epatite B, difterite, tetano e pertosse e per poliomielite). Permangono alcune differenze territoriali: in alcune regioni del Centro-Sud e nella P.A. di Bolzano dove le coperture vaccinali risultano ancora inferiori all’obiettivo del 95%.

Nelle attività di prevenzione rientrano le campagne di informazione e i programmi di screening di documentata efficacia per la diagnosi precoce dei tumori, in particolare mammografia e pap test per la diagnosi delle neoplasie della mammella e della cervice uterina. Pur riscontrandosi un’adesione agli screening in notevole incremento negli ultimi anni la realtà risulta ancora lontana dagli standard previsti.

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