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Scritto da L. Brancaccio   
giovedė 13 marzo 2008
Saperne d'informatica e parlare bene una lingua sono i requisiti prioritari per trovare oggi lavoro. Più del famoso "pezzo di carta". Soprattutto a Roma, modello (in crescita) di un certo modo di fare economia, dove si scopre che le imprese private, in più del 60 per cento dei casi, restringe a 23, su un totale di 323 censite, le categorie professionali di cui ha bisogno. Sono alcuni degli aspetti emersi dalla ricerca presentata ieri nel corso del primo summit su "Le competenze di Roma" a Palazzo Doria Pamphilj e realizzata dall'Unione degli industriali e delle imprese di Roma alla presenza del presidente Luigi Abete, del presidente di Unioncamere e Camera di Commercio di Roma Andrea Mondello, dell'assessore regionale alla formazione Silvia Costa e al presidente del comitato piccola industria della Uir Stefano Zapponini.

La ricerca ha raccolto i dati delle assunzioni rilevate nel periodo tra il 2003 e il 2007, che è pari al 50 per cento del totale occupati nella provincia di Roma, ovvero circa 800 mila. I risultati? Tra le 23 categorie professionali verificate sono gli infermieri & co. ad avere il maggior numero di contratti a tempo indeterminato, l'84,5 per cento, seguìti dal 76,7 per cento degli autisti di mezzi pesanti o i commessi, i contabili, gli addetti alle pulizie, parrucchieri ed estetiste la cui richiesta da parte delle imprese è aumentata negli anni. A scapito dei titoli di studio che sono sempre meno considerati in queste professioni. Per tutte le categorie professionali invece le imprese "pretendono", su 157mila richieste, la lingua straniera per più di 30mila casi e l'informatica in quasi 60mila. L'esperienza? Meglio i giovanissimi (tranne che per cuochi e muratori a cui si chiede un curriculum "esperto"), meno di 24 anni, è l'età principalmente richiesta per parrucchieri ed estetisti, baristi e camerieri vanno bene invece anche un po' "più maturi".

Anche se in generale le aziende romane segnalano difficoltà a reperire le professionalità di cui hanno bisogno. Ma le nuove imprese giovani dal canto loro sono professionali? A chiederlo al presidente Abete ieri alla conclusione dei lavori, Mirko Arcese 32 anni, Alessandro Corsetti 26 anni e Luca Biadia 30 anni, titolari dal 2005 della Bcca, impresa specializzata in servizi tecnologici per la comunicazione multimediale: «Il problema delle imprese in start-up oggi - ha detto Abete - è che credono di essere diventate grandi prima ancora di aver passato la fase adolescenziale. Quindi per esistere come impresa dovete avere un mercato, dei possibili acquirenti e solo dopo si può pensare alla strategia di crescita. Cercate di far conoscere il vostro prodotto, sfruttate ogni occasione per vendere e non confondete la vendita con il marketing perché quest'ultimo fa parte della promozione di un oggetto e deve partire solo dopo». (ha collaborato laura serloni)

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