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Eurispes: 56% italiani insoddisfatti di Ssn, ma medici e infermieri promossi PDF Stampa E-mail
Scritto da Velino   
Venerdì 29 Gennaio 2010 19:32
Gli italiani sono nel complesso insoddisfatti del Sistema sanitario nazionale, delle infrastrutture ospedaliere e dei tempi di attesa e sono contrari al pagamento del ticket. Ma allo stesso tempo promuovono l’operato dei medici e degli infermieri, preferendo la sanità pubblica a quella privata (nel 20 per cento dei casi la motivazione è economica). È questo il ritratto, di luci e ombre, che emerge dal Rapporto “Italia 2010” dell’Eurispes. Ritratto che mostra anche una percentuale del 18,5 per cento di italiani che preferiscono le medicine non convenzionali, come anche un 15 per cento di connazionali che fa uso di psicofarmaci (più donne che uomini).
Interrogati sui casi di malasanità, gli italiani sembrano propendere per un approccio sofisticato, nel senso che vengono presi in considerazione diverse variabili. Più in dettaglio, conviene partire proprio dal Sistema sanitario nazionale. Dall’analisi dei dati emerge che la maggior parte dei cittadini, complessivamente il 56,3 per cento, è poco (43,5 per cento) e per niente (12,8 per cento) soddisfatto dei servizi offerti, mentre il 41,7 per cento apprezza i servizi offerti dalla sanità italiana abbastanza (37,2 per cento) e molto (4,5 per cento).
Più in particolare, il grado di soddisfazione espressa nei confronti dell’assistenza ospedaliera trova un numero sostanzialmente pari di persone che si ritengono soddisfatte (48,6 per cento) e di quanti invece non lo sono (47,9 per cento). A dirsi abbastanza soddisfatto è il 43 per cento degli intervistati, cui fa seguito il 37,6 per cento di quanti gradiscono poco i servizi di assistenza reperibili all’interno delle strutture ospedaliere. Infine, il 10,3 per cento è del tutto insoddisfatto dell’assistenza ospedaliera, contro il 5,6 per cento che fanno registrare un alto livello di apprezzamento.

L’indice di gradimento nei confronti dei servizi offerti dal Ssn precipita se ad essere presi in esame sono i tempi di attesa all’interno degli ospedali. Il livello di insoddisfazione interessa infatti 74,5 per cento degli cittadini (il 37,5 per cento è per nulla soddisfatto e il 37 per cento lo è poco), contro il 21,3 per cento di quanti si ritengono al contrario soddisfatti (il 14,1 per cento lo è abbastanza e il 7,2 per cento lo è molto). Le maggiori criticità si riscontrino al Centro (83,8 per cento), nelle Isole (82,4 per cento), mentre i residenti al Nord-Est lamentano in misura minore i tempi di attesa (65,3 per cento).
In merito alla qualità delle strutture ospedaliere, il 43,8 per cento degli intervistati si dice poco soddisfatto, il 35 per cento abbastanza, il 13,8 per cento per niente e il 4,2 per cento molto, per un totale di 57,6 per cento di persone che esprimono un parere negativo, contro un 39,2 per cento di quanti si dicono al contrario soddisfatti. Giudizi positivi riguardano invece la competenza del personale medico in servizio presso gli ospedali pubblici, ammontando al 71,6 per cento il favore dei cittadini rispetto al loro operato, contro 24,8 per cento più scettico. In particolare, il 60,5 per cento dei pazienti si dichiara abbastanza soddisfatto del personale medico che lavora negli ospedali, contro un 20,9 per cento che lo è poco, l’11,1 per cento che, al contrario, lo è decisamente e infine c’è il 3,9 per cento di quanti affermano di essere per niente soddisfatti.

Promossi anche gli infermieri. Ad esprimere un giudizio positivo sulla professionalità degli infermieri che operano all’interno delle strutture ospedaliere pubbliche è il 60,4 per cento degli italiani, contro il 36,2 per cento. Più in particolare, il 50,6 per cento si ritiene abbastanza soddisfatto e il 9,8 per cento esprime un giudizio estremamente positivo, mentre il 27,6 per cento si dice poco contento del lavoro degli infermieri e l’8,6 per cento non lo è per niente. Interrogati sul grado di soddisfazione nei confronti del costo del ticket, il 32,4 per cento degli italiani risponde di esserlo poco, il 22,7 per cento di non esserlo affatto, il 27,8 per cento di esserlo abbastanza e l’11,3 per cento di esserlo decisamente.
In totale, dunque, esprimono un giudizio negativo riguardo al costo del ticket il 55,1 per cento degli intervistati, mentre il 39,1 per cento si dice abbastanza o molto soddisfatto del prezzo stabilito per il pagamento dei servizi messi a disposizione dalla macchina sanitaria italiana. Che cosa non funziona nel nostro servizio sanitario? Più della metà dei cittadini (57,7 per cento) attribuisce i casi di malasanità avvenuti in alcuni ospedali pubblici italiani ad una serie di fattori congiunti che fanno capo alle carenze strutturali degli ospedali pubblici (norme igieniche, sovraffollamento, ecc.), ai medici, ai tagli alla sanità, al personale infermieristico.

A ben 41 punti percentuali di distacco troviamo, come seconda motivazione legata alla malasanità, le carenze strutturali degli ospedali pubblici (16,7 per cento), seguito dalla responsabilità dei medici (12,4 per cento), dai tagli alla sanità (7 per cento) e dal personale infermieristico (1,2 per cento). Pubblico o privato? La differenza sta anche nel costo. Il 51,5 per cento dei cittadini preferisce gli ospedali pubblici per usufruire di cure specialistiche o per sottoporsi ad interventi chirurgici, contro un 22,8 per cento di quanti preferiscono le strutture private ed un 20,4 per cento di quanti, pur volendo ricorrere a specialisti privati, ripiega sugli ospedali pubblici non potendosi permettere la spesa richiesta a fronte delle cure.
Sono 11 milioni gli italiani scelgono le medicine non convenzionali. Nel 2000 l’Eurispes aveva affrontato, per la prima volta, il tema delle medicine non convenzionali, rilevando che il 10,6 per cento degli italiani si affidava per le proprie cure mediche a tali pratiche. Dai risultati della rilevazione del 2010, emerge che gli italiani che fanno uso di medicine non convenzionali sono pari al 18,5 per cento. Un dato che rapportato alla popolazione fa emergere circa 11 milioni e 100mila fruitori delle medicine alternative nel nostro Paese.

Dal sondaggio Eurispes di quest’anno è emerso anche che il 15 per cento circa degli italiani ha fatto uso di psicofarmaci nel corso della sua vita. Le donne ne assumono la maggior quantità (17,6 per cento), quasi il 4 per cento in più rispetto agli uomini. Tra quanti hanno dichiarato di fare uso di medicinali per la terapia dei disturbi mentali, le benzodiazepine (i cosiddetti “ansiolitici”) sono le più usate (85,8 per cento), seguite dagli antidepressivi (30,6 per cento), dagli stabilizzatori dell’umore (17,5 per cento) e dagli antipsicotici (5,5 per cento).
 
 
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