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Una faccina triste triste, con le lacrime, che non ce la fa più. Un'altra un po' meno disperata e una sorridente. I bambini dovranno indicare il disegno nel quale si identificano meglio per dire all'infermiere quanto stanno male. E avere le cure adeguate per non soffrire. Gli adulti faranno la stessa cosa, definendo il loro dolore però su una tabella, con un punteggio, da uno a dieci. L'iniziativa fa parte del progetto "Ospedale senza dolore" che era partito ai tempi del direttore generale Paolo Messina, nel 2002.
Ma solo in fase sperimentale e in alcuni reparti. Adesso, invece, sarà esteso a tutte le unità operative. «Fino a oggi - spiega Domenico Furiosi, responsabile della Terapia del dolore e coordinatore del Comitato ospedale senza dolore - avevamo intrapreso la strada del monitoraggio del dolore, su base volontaristica. Adesso, invece, abbiamo messo a punto uno schema di monitoraggio più semplice di quello di prima. L'abbiamo semplificato. E diventerà operativo in tutti i reparti, grazie alla volontà della direzione sanitaria aziendale». Prima il dolore si monitorava in alcuni reparti, meno in altri e per niente in altri ancora. «Il nostro - aggiunge Furiosi - è un ospedale che si deve accreditare con la Joint commission.
E uno dei requisiti per farlo è di monitorare il dolore in ogni unità operativa. Nei reparti nei quali prima non veniva valutato, trascrivendo in cartella la quantità della sofferenza, non è che non ci fosse attenzione al dolore. Scrivere però è importante. Esiste un protocollo operativo per cui l'infermiere, a seconda del grado di sofferenza, deve variare l'intervento. Se una certa soglia risulta superata, viene avvisato il medico, il quale a sua volta avverte lo specialista del dolore». Con le schede, per esempio, i medici si sono accorti che quanto veniva fatto per la sofferenza post operatoria non era sufficiente. «Se tutto il personale infermieristico deve compilare le schede - aggiunge Furiosi - aumenta la sua attenzione verso la cultura del dolore.
Quest'ultima non è ancora così diffusa. Oggi tutte le infermiere sanno che se la pressione è alta devono avvisare subito il medico. Se uno, invece, segnala che sta male, l'infermiera magari dice che è normale perché il paziente è appena stato operato. Le cose devono andare diversamente». Nel giro di due o tre settimane il comitato incontrerà tutte le caposala, poi il protocollo sarà operativo.
«Il dolore verrà misurato tre volte al giorno - spiega Furiosi -; l'infermiere segnerà su una tabella da 1 a 10, quanto il paziente dice di soffrire e l'origine del dolore, se è da parto, post operatorio, da malattia cronica. Così si può vedere anche come evolve per effetto della terapia. Le tabelle degli adulti valgono dagli 8 anni in su. Per i bimbi invece, ci siamo dotati di faccine più o meno sorridenti». L'Associazione lodigiana amici di oncologia è stata una delle promotrici del comitato.
«Ci aspettiamo - commenta la presidente Carla Allegri - che i nuovi referenti siano operativi e motivati perché Lodi è stata la prima a partire. In alcuni reparti la sensibilità è aumentata. È un progetto che ha portato alla formazione di tante persone e all'incremento della loro attenzione al dolore». Quest'ultimo non è per niente scontato.
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Il Cittadino di Lodi 14/3/08
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