L'influenza quest'anno costerà al Paese 3 miliardi di euro. Lo sostengono i ricercatori di due atenei romani, l'università Cattolica «Sacro Cuore» e il Ceis-Sanità di Tor Vergata, in uno studio, presentato alla Camera, con il patrocinio di Federanziani, che quantifica i costi economici e sociali a cui andrà in contro quest'anno il Belpaese a causa dell'arrivo dell'influenza. E per ridurre i costi, la ricetta proposta dagli esperti è la vaccinazione allargata ai 50-65enni, che consentirebbe un risparmio stimato intorno ai 700mila euro.
«In passato - commenta Ignazio Marino, presidente della commissione Igiene e sanità del Senato - la politica non ha mai visto di buon occhio gli investimenti "in prevenzione", perché la breve durata dei Governi "sconsigliava" interventi costosi di cui avrebbero goduto i Governi successivi. Oggi la durata media pluriennale dei Governi autorizza investimenti che, come quello della vaccinazione anti-influenzale, porterebbero benefici a distanza di mesi».
Lo studio, che considera solo i soggetti tra i 50 e i 64 anni, evidenzia come un investimento in prevenzione porterebbe anche alle aziende un sicuro ritorno economico, legato prevalentemente alla minore perdita di giornate lavorative dei propri dipendenti. «Ecco perchè - spiega Roberto Messina, presidente di Federanziani - dovrebbero essere incentivate a promuovere una politica vaccinale attiva, seguendo il modello americano che, in questo caso, si è mostrato assolutamente vincente». Ma non solo. Tra i vantaggi che la vaccinazione comporterebbe per la collettività, stimato in 700 milioni di euro, la ricerca segnala la riduzione dei casi di mortalità fino al 40% (variabile tra il 31 e il 57% al variare del livello di contagiosità e della virulenza attesa del ceppo influenzale), oltre a una sensibile riduzione delle visite mediche e delle ospedalizzazioni per influenza, rispettivamente, del 27% e del 37 per cento.
Per i ricercatori universitari, poi, il risparmio prodotto dalla vaccinazione è addirittura sottostimato, perché «l'alternativa alla vaccinazione sono i nuovi e costosi farmaci antivirali e non i vecchi antipiretici come il paracetamolo, ormai generici e quindi poco costosi». Il vaccino, quindi, concludono gli esperti, soprattutto se la percentuale dei vaccinati aumenta fino a raggiungere l'80% di copertura della popolazione tra i 50 e 64 anni, è comunque e sempre l'alterativa da preferirsi e ciò potrebbe comportare una concreta possibilità di incentivare la vaccinazione destinando una quota maggiore alla popolazione tra i 50 e i 64 anni di età.
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Il Sole 24 ore
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