| Pazienti con traumi gravi: al Sud rischio mortalità più alto del 60% |
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| Ricerca e prevenzione |
| Scritto da Lucia Di Campli |
| Mercoledì 28 Maggio 2008 20:24 |
Nell’Italia meridionale il rischio di morte è più alto di circa il 60 per cento rispetto al Nord tra i pazienti ricoverati nei reparti di Rianimazione a causa di un trauma grave. Anche al Centro il rischio è maggiore rispetto al settentrione, ma diminuisce al 30 per cento.
I dati sono il risultato di uno studio sulle differenze di mortalità tra i pazienti vittime di trauma grave in diverse zone d’Italia compiuto dalla cattedra di Epidemiologia della facoltà di Medicina dell’Università di Udine in collaborazione con l’Istituto di ricerche farmacologiche “Mario Negri” di Bergamo. Per trauma grave si intende quello provocato, ad esempio, da un incidente stradale, da un infortunio sul lavoro o da un incidente domestico e che richiede il ricovero in Rianimazione.La ricerca ha riguardato un campione di 9162 pazienti traumatizzati, ricoverati in quasi la metà dei reparti di Rianimazione italiani nel periodo 2002-2005. Il rischio è più alto negli ospedali non specializzati nel trattamento dei pazienti traumatizzati gravi, strutture che infatti sono meno diffuse al Sud. La notevole disparità riscontrata tra le due zone del Paese, spiega lo studio, è con tutta probabilità da attribuire a differenze nella qualità delle cure, ma anche alla maggiore diffusione del servizio 118 al Nord all’epoca della ricerca. Attualmente il servizio 118 ha infatti raggiunto la copertura totale anche al Sud, ma le altre disparità permangono.
I ricercatori dell’Ateneo friulano hanno calcolato la mortalità a distanza dall’evento traumatico eliminando l’effetto di fattori di rischio quali l’età, il sesso, l’eventuale coesistenza di altre patologie, la gravità delle lesioni. Le differenze di mortalità sono quindi dipese esclusivamente dal fatto di essere curati in un’area geografica piuttosto che in un’altra e non da questi o altri possibili fattori di rischio. I dati utilizzati dallo studio provengono dal Gruppo italiano per la valutazione degli interventi in terapia intensiva (Giviti).
In Italia, nonostante il trauma sia una delle più importanti patologie in termini di mortalità e invalidità, la qualità dell’assistenza sanitaria a questi pazienti è poco studiata e i moderni principi di trattamento sono ancora poco diffusi. «Ora – spiega il coordinatore della ricerca, Stefano Di Bartolomeo – è indispensabile approfondire lo studio di questa patologia e incrementare i dati disponibili, sia per confermare l’esistenza delle disuguaglianze nazionali e porvi rimedio, ma anche per capire se la migliore qualità esistente è in linea con quella di altre nazioni o può essere ulteriormente perfezionata».
Il gruppo di ricerca che ha svolto lo studio è composto da Fabio Barbone (coordinatore del team), Stefano Di Bartolomeo e Francesca Valent dell’Università di Udine, da Carlotta Rossi e Abramo Anghileri dell’Istituto di ricerche farmacologiche “Mario Negri” di Bergamo e da Fabio Beltrame dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Udine.
Il lavoro è stato pubblicato sulla rivista scientifica “European journal of epidemiology”.
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