La storia nasce, come Wilbur Smith stesso afferma, dal desiderio di definire le origini della famiglia Courteney, già presente in tanti suoi romanzi.
L'eroe del libro si chiama Hal e lo troviamo subito alle prese con Oceano e battaglie. Il padre, infatti, un templare, è capitano di navi che pratica la guerra "di corsa", ossia un corsaro (non un pirata), comandante con licenza di attaccare i nemici dell'Inghilterra sul mare. Il ragazzo cresce all'ombra del padre, che nel corso della storia, in vicende avventurosissime, muore. Tocca così ad Hal comandare la ciurma del padre e affrontare ogni sorta di difficoltà e di avvenimenti, tra cui, non ultime, le donne, nemici terribili di questi eroi senza macchia e senza paura, davanti alle quali tremano e dalle quali spesso vengono trattati malissimo: l'olandese Katinka, esperta in educazione sentimentale, la schiava mezzosangue Sukeena e Judith Nazaret, una sorta di Giovanna d'Arco africana.
Hal deve incontrare tutte le difficoltà caratteristiche del territorio e dell'epoca (siamo alla metà del Seicento, quando olandesi e inglesi si scontrano a terra e sull'acqua in lotte all'ultimo sangue per il predominio dell'Oceano) arrivando addirittura a partecipare a una guerra di religione contro i musulmani che hanno rubato il Sacro Graal: sarà destino di Hal, sta scritto sin dall'inizio, che sia lui a riportarlo ai cristiani. E dopo averlo fatto partirà con la sua nave per andare nei territori africani, in particolare del Sudafrica, dove capiamo perfettamente che, di discendente in discendente, la sua storia arriverà fino a Sean Courteney e poi a tutta la sfilza di "pronipoti" Courteney che hanno animato molti precedenti romanzi di Smith.
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