LA CONSUETA EMERGENZA INFERMIERI
La vecchia cara emergenza Infermieri è presente ormai da anni
nel nostro Paese,e contribuisce anch’essa a identificarlo verso
i più attenti
osservatori di cose italiane.
Anche
questa pagina negativa fa parte di quella pesante cappa di piombo
che caratterizza tantissimi aspetti
del nostro vissuto contemporaneo
(la criminalità organizzata,la strage di Ustica,l’evasione
fiscale, il debito pubblico, e mille altre cose).
Sono
problemi talmente cronici e talmente ribaditi che non fanno quasi
più notizia.
Ed è questo,
purtroppo, un ulteriore problema: la noncuranza che deriva dall’abitudine,
e dalla convivenza con fenomeni che meriterebbero invece una ben
più grande attenzione.
Ci
hanno scritto spesso giovani studenti delle superiori per chiedere
informazioni sul corso di laurea in
Infermieristica: forse, dopo aver
letto queste parole,
cambieranno idea, e arriveranno meno richieste d’informazione:ma
non ce la sentiamo neppure di nasconderci dietro a un dito.
Il re è nudo. La sanità ligure,come quella nazionale, attraversa
un momento di crisi; la riorganizzazione della rete ospedaliera regionale
rischia di turbare ulteriormente l’esistente.
C’è stato un momento nella storia recente di questo
Paese dove la classe politica (tutta) è andata offrendo prestazioni
sanitarie sotto casa: ogni paesello si riteneva in dovere di avere
una bella rianimazione
cardio- chirurgica,e –perché no- l’elicottero
del 118 (col motore sempre acceso) nella piazza comunale.
Il
guaio è che
tutto ciò ha avuto ed ha un costo enorme.
Che
ricade oggi sulle tasche dei cittadini (non di tutti i cittadini,
ma questa è un’altra
storia).
Tagliare in maniera intelligente forse è diventato un atto dovuto:tagliare
e basta, purchè si diano colpi di mannaia a servizi aperti e funzionali,
diventa un grande autogol: perché aumenta la fuga dell’utenza
verso altre Regioni, e perché cala il livello di sicurezza di cui
deve sempre godere l’assistito.
E’ su questo punto che insistiamo.In particolare, ci preoccupa
la decisione di risparmiare sul personale qualificato; di reintegrare
solo
parzialmente chi lascia il servizio attivo.
‘’
Meno Infermieri esperti, più morti nelle terapie intensive
degli Stati Uniti’’.
Questo è quello che ha pubblicato
la rivista dei medici USA, JAMA (The Journal of the American Medical
Association) qualche anno fa, senza
mezzi termini e senza dubbi interpretativi.
Per poter formare nuovi Infermieri qualificati, e poter mantenere
alta la motivazione all’apprendimento, alla crescita, di coloro che già sono
Infermieri, è necessario destinare nuove risorse economiche a
questa categoria.
Recentemente un gruppo di colleghi Infermieri romani, sottoposto
a condizioni di lavoro particolarmente difficili,non ha più potuto assicurare
la continuità del servizio, e sono state chiuse le sale operatorie
(dodici!) di un intero ospedale!
Senza entrare nel merito della vicenda, riflettiamo su che
cosa significa tutto questo! Senza Infermieri non si opera.
Punto.
La Sanità italiana è appesantita da molti orpelli: noi non
vogliamo, come Collegio professionale, scivolare in campi altrui, non facciamo
sindacato e non vogliamo essere per forza corporativi: il nostro dovere è di
tutelare il cittadino attraverso la continua valorizzazione e garanzia
della prestazione professionale infermieristica.
Le quali sono decisive all'interno dell'intero sistema salute:
si può chiudere
un ufficio per qualche tempo; un servizio d'urgenza no.
Allora, al di là delle opinioni, che lasciano il tempo che trovano,
si deve affrontare il problema: mancano troppi Infermieri in Italia,come
ha dimostrato un recentissimo studio de Il Sole 24 Ore.
Quelli che ci sono, sono costretti a saltare turni di riposo,
previsti dalle normativi contrattuali!In questo modo ,aggiungono
ore e ore
di impegno, in ambienti spesso stressanti e difficili, dove
il rischio di errore è incombente,soprattutto
se si lavora in forte stress.
Se si vuole affrontare seriamente la questione,si deve a
nostra parere ripercorre la strada dei primi Anni Novanta,
quando
all'improvviso emerse il problema delle scarse vocazioni
infermieristiche, e
venne deciso di
aumentare in maniera consistente sia la retribuzione del
personale sanitario infermieristico già in servizio, sia di creare assegni di studio
per i giovani studenti delle scuole regionali per Infermieri del tempo
(oggi, come è noto, il corso è di Laurea).
Ciò consentirebbe il ricambio, e tamponerebbe la fuga dai reparti:
aggiungere maggiori riconoscimenti per chi lavora sulle 24 ore, effettua
reperibilità, garantisce la continuità del servizio a Natale
e feste comandate, diventa un atto dovuto e indispensabile!!
Non solo non sarebbe serio,ancora una volta, il ricorso ad
anacronistiche sanatorie, o la importazione non verificata
dall'estero di personale
con difficoltà linguistiche importanti, in un ambito così delicato
come quello tecnico-assistenziale (c'è una enorme differenza fra
0,5 mg. e 5 mg. di un prodotto farmaceutico, per esempio...) : queste scelte
''di comodo'' sarebbero una volta di più in contrasto con il bisogno
di assicurare, garantire, sviluppare, una assistenza infermieristica davvero
di qualità.
Francesco Falli, Presidente Ipasvi, La Spezia |