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Ramponi, primario da 100 mila pazienti Stampa E-mail
Scritto da L. Brancaccio   
venerd́ 16 maggio 2008
«Ancora troppe persone ci chiedono aiuto per piccoli malesseri invece di rivolgersi al medico di base» Primario da pochi giorni il dottor Claudio Ramponi guiderà il pronto soccorso nella fase di accorpamento con la struttura di Villa Igea che a breve sarà trasferita al Santa Chiara. Dottor Ramponi lei è un primario da 100 mila pazienti l'anno? Diciamo che con l'accorpamento con Villa Igea saremo su queste cifre. Troppi? Sì. La nostra "mission" sono le emergenze sanitarie e certo non sono 100 mila all'anno. Quindi c'è un uso improprio della struttura? E' evidente. Ci sono persone che si rivolgono a noi chiedendo aiuto dopo qualche giorno di malessere. In realtà dovrebbero rivolgersi ai medici di base, competenti per molte patologie.

Di chi è la colpa? Non mi faccia fare polemica con i medici di base appena diventato primario. Ci sono due cause: i pazienti sono abituati male e trovano molto comodo rivolgersi a noi; e poi ci sono i medici di base che li assecondano. Si tratta di capire quale di questi due elementi conta di più. Per gli utenti trentini è in arrivo una grande novità.

Un cambiamento storico: per la prima volta avremo un ospedale unico per tutte le specialità. I tempi? Se tutto va bene dovremo farcela entro metà luglio. Cosa succederà? Con l'arrivo del reparto di ortopedia al Santa Chiara avremo un unico pronto soccorso, con un unico ingresso (quello attuale) dove i pazienti troveranno un infermiere di triage per indirizzarli e fissare le priorità di visita.

Che significa infermiere di triage? E' un termine francese, ereditato dagli infermieri che durante la guerra selezionavano sul campo di battaglia i soldati feriti da soccorrere in base alla gravità. Si tratta di una figura molto bistrattata, i pazienti invece devono sapere che si tratta di un infermiere competente e di grande esperienza. Altre novità? Avremo una radiologia dedicata esclusivamente alle emergenze (con la possibilità di fare la Tac) 24 ore su 24.

Quanto personale ci sarà dopo l'accorpamento con Villa Igea? Saremo diciotto medici, compreso il primario, e una sessantina di infermieri. I medici lavorano con una crescente pressione per i rischi giudiziari della professione. Anche al pronto soccorso? Purtroppo sì, è una situazione che viviamo molto male. In un certo senso ci stiamo americanizzando, lavoriamo in maniera difensiva, facendo ogni tipo di esame per evitare contestazioni. Questo comporta costi sociali molto alti.

La realtà è che l'errore medico (possibile, come in tutte le professioni) non viene accettato e soprattutto i cittadini non accettano l'idea della morte, nemmeno nelle persone più anziane e malate. Ci racconti due aneddoti della sua carriera, in bene e in male. Ho vissuto molto male una vicenda giudiziaria che mi ha tormentato per anni assieme a un gruppo di colleghi: un signore che avevamo dimesso ed è morto il giorno successivo per un'emorragia.

La vicenda si è risolta bene per tutti i medici coinvolti, ma ne sono uscito provato. E il ricordo positivo? Sono stato molto soddisfatto quando sono diventato primario: è stato il riconoscimento del lavoro svolto. Nelle classifiche dei redditi i medici della medicina d'urgenza non sono mai primi. Niente visite a pagamento, è una strada di «serie b» dal punto di vista economico. Chi ve lo fa fare? Non si fa per denaro e infatti per queste posizioni le aziende sanitarie faticano a trovare candidati.

Ma qui da noi c'è la sublimazione del medico nell'urgenza. La medicina è fatta di tante sfaccettature, qui arriva di tutto: questo è il motivo per cui ho scelto questa strada. Lei guardava E.R.? Certo. E ora guardo Doctor House: come spettatore mi diverto e come medico mi capita pure di scoprire qualcosa.

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