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Il Pirellone chiede 3.100 nuovi iscritti, gli atenei ne concedono la metà «Senza i giovani neolaureati i pazienti continueranno a fare i conti con la mancanza di infermieri. Non solo: il problema è destinato ad aggravarsi».
La preoccupazione di ritrovarsi con le corsie sempre più sguarnite accende la polemica sui corsi di laurea in infermieristica. Le università della Lombardia sono intenzionate ad ammettere, infatti, solo la metà degli studenti chiesti dal Pirellone per soddisfare le esigenze degli ospedali: 1.800 contro 3.100. «Così la situazione, già grave, peggiorerà - attacca Emilio Didoné, responsabile Cisl per la Sanità -.
Il tutto a danno degli ammalati». La querelle è stata innescata da una fuga dei dati (non ancora ufficiali) contenuti nei documenti in possesso della Regione Lombardia. Messe nero su bianco, le previsioni dei posti a disposizione dalle università. A Milano saranno ammessi ai corsi, con ogni probabilità, 1.010 aspiranti infermieri, un numero in linea con l'anno scorso, suddiviso su tre atenei (Statale, Bicocca e San Raffaele).
Lo stesso vale per gli altri 785 del resto della Lombardia (Brescia, Pavia, Varese). Il Pirellone ne aveva domandati il 75% in più. Una richiesta simile è arrivata anche dalla Federazione dei collegi degli infermieri (Ipasvi). Il dossier è bollente. Ammette Angelo Mastrillo, segretario della Conferenza dei corsi di laurea delle professioni sanitarie, tra i massimi esperti italiani della questione: «Milano e la Lombardia rischiano di avere un'insufficiente offerta formativa al contrario, per esempio, del Lazio. Lì, con i 2.800 posti messi a disposizione dalle università, non ci si discosta molto dal fabbisogno stimato dalle istituzioni ( intorno ai 3.400 infermieri, ndr )». Didoné invita l'assessorato alla Sanità a battere i pugni sul tavolo:
«Con l'accordo di dicembre il Pirellone ha messo cento euro lordi al mese in più nella busta paga degli infermieri per cercare di risolvere il problema della loro carenza cronica. Ma se adesso non ci si batte per fare aprire le porte dell'università si rischia di ritrovarsi daccapo. Non solo: gli atenei devono imparare a prendere in considerazione i bisogni della società». Ferruccio Ferrario, preside della facoltà di Medicina della Statale, è alla guida del Coordinamento dei presidi lombardi per le facoltà mediche: «È sbagliato mettere sotto accusa le università - dice -. I posti a disposizione spesso sono superiori alle richieste dei giovani che ambiscono a diventare infermieri.
Noi dobbiamo garantire la qualità degli insegnamenti. Per riempire i corsi di laurea in infermieristica bisogna migliorare l'accoglienza in Lombardia». Tutti contro tutti. E il problema dell'emergenza infermieri resta.
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