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Il problema vero di un ospedale, compreso il Santa Maria degli Angeli, attiene più ai "muri" o ai contenuti? All'estetica o alle condizioni di lavoro di chi vi opera? Agli edifici o ai servizi per i pazienti? Questioni di merito, di sostanza, che emergono dall'intervento del segretario provinciale del Nursind, una delle organizzazioni sindacali degli infermieri, in merito al dibattito sul nuovo ospedale di Pordenone.
Un dibattito al quale «assistiamo sgomenti - commenta Maurizio Giacomini - quasi a determinare che chi all'ospedale ricorre (come paziente o come lavoratore) ricerchi principalmente la qualità degli degli elementi strutturali. Premesso che le due opzioni presentano caratteristiche di positività e negatività, c'è da chiedersi com'è e come sarà la vita di pazienti ed operatori. Dato che la sfera di cristallo non fornisce utili indirizzi è forse il caso di guardare la realtà e le dichiarazioni dei vari protagonisti.
Circa quindici giorni fa - prosegue - si apprende che il 25% degli operatori sanitari ospedalieri risulta inidoneo e, subito prima delle elezioni, si legge che nel bilancio sanitario regionale sono stati "risparmiati" circa 100 milioni di euro. I livelli di efficienza operativa hanno raggiunto livelli altissimi, laddove per tale requisito s'intende un alto numero di prestazioni con le medesime risorse. Il 25% di infermieri inidonei sta forse ad indicare anche la necessità di valutarne anche i risultati (in termini di prezzo da pagare)».
Tornando all'ospedale «nessuno sembra preoccuparsi di cosa ci sta dentro il contenitore», e che cosa metterci in termini di nuovi processi organizzativi e aumento dei livelli assistenziali. Ma è possibile con una carenza di infermieri drammatica e un'organico di infermieri con un'età media sempre più elevata? Con buchi di organico, ricorso a doppi turni e sospensione dei riposi? Senza copertura del turnover?
«Per reperire infermieri è necessario pagarli di più» considera il Nursind, cosa che il rinnovo del contratto non garantisce, con un aumento di 103 euro medi per il biennio già scaduto. «Ma vanno anche utilizzati in modo appropriato, affiancati dal necessario personale di supporto e non sfiancarli in massacranti turni, servizi di pronta disponibilità continui e non attribuendogli i giusti riposi.
E non è solo una questione economica: va affrontata la qualità di vita del posto di lavoro che sta peggiorando sensibilmente trasformando l'infermiere, nel migliore dei casi, da professionista dell'assistenza ad operatore cottimista». Infine sull'ospedale Nursind «si schiera con chi sarà in grado di produrre strutture moderne sorrette da assetti organizzativi in grado di rispondere ai nuovi bisogni dei cittadini di questa provincia e rispettosi della professionalità degli infermieri che vi lavorano».
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