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Anche una mammografia potrebbe essere considerata immorale. Dipende dall'uso che se ne fa: se serve per un intervento di procreazione assistita, anche la prescrizione potrebbe essere rifiutata. Per obiezione di coscienza. Quello della mammografia è solo uno dei diversi casi registrati negli ultimi mesi: medici di base che rifiutano di prescrivere farmaci, analisi o altri esami perché servivano a valutare il ricorso a tecniche ritenute contro natura.
Prima, per coscienza e convinzioni personali, si rifiutavano le armi, imposte dallo Stato attraverso la leva obbligatoria. Poi ci si è spostati in campo sanitario, quando l'aborto è stato regolamentato da una legge dello Stato. Subito dopo sono sorti problemi con contraccezione, sterilizzazione volontaria ed eutanasia. Infine sono arrivati i dinieghi per la pillola del giorno dopo e per la procreazione assistita. E non solo sono aumentati gli ambiti della scienza medica in cui i camici bianchi obiettano.
Il discorso si è allargato anche ad altre categorie: ora anche i farmacisti chiedono licenza di dire no, mentre gli infermieri ribadiscono una possibilità di obiettare nel nuovo codice deontologico, rifiutando l'eutanasia. Negli ultimi mesi nell'occhio del ciclone è finita la contraccezione d'emergenza, negata in alcune strutture pubbliche. Inoltre all'associazione Aduc sono arrivate diverse segnalazioni di rifiuti, motivati dalla morale, per l'inserimento delle spirali anticoncezionali. «Il rischio è che l'obiezione di coscienza diventi un abuso dell'ideologia personale », osserva Federica Casadei, presidente dell'associazione "Cerco un bimbo" (www.cercounbimbo.net), che si occupa di infertilità e procreazione assistita, «Abbiamo ricevuto molte segnalazioni di obiezioni di medici di base al di fuori di quanto previsto dalla legge 40.
L'impressione è che si realizzi un sabotaggio in silenzio, caso per caso, di trattamenti perfettamente legali». L'obiezione di coscienza in ambito sanitario è prevista in due leggi: la 194/78 sull'interruzione volontaria di gravidanza, e la 40/04 sulla procreazione assistita. In entrambi i casi però il legislatore ha specificato che l'astensione è prevista solo per l'intervento diretto, e non per tutto ciò che consegue e precede.
«Al di fuori dei casi strettamente previsti dalla legge, l'obiezione di coscienza è illegittima », sottolinea Amedeo Santosuosso, magistrato e docente di diritto all'università di Pavia, «perché rappresenta un inadempimento rispetto a doveri stabiliti dal rapporto di lavoro dipendente, oppure rispetto agli obblighi che si assumono nei confronti della pubblica amministrazione. E poi l'obiezione deve essere necessariamente dichiarata in anticipo e rispetto al concreto atto previsto dalla legge, solo così si possono evitare obiezioni estemporanee legate al singolo caso o a una condizione particolare ».
Eppure il comitato nazionale di bioetica, in un parere non vincolante, ha ampliato in modo indefinito la possibilità del rifiuto medico, affiancando all'obiezione prevista dalla legge, quella che ha chiamato "clausola di coscienza", utile per tutti i casi non normati. «Di obiezione si può parlare di fronte a un obbligo. In ambito sanitario "obiezione di coscienza" esprime una manipolazione del significato originario, proveniente dal contesto militare», sottolinea Chiara Lalli, bioeticista e docente di Filosofia della scienza alla facoltà di medicina della Sapienza, esprimendo riserve perfino sulla pertinenza dell'espressione linguistica. «L'obiezione di coscienza è una scelta di libertà personale stabilita, oltre che da due leggi, anche dalla deontologia medica», dice Amedeo Bianco, presidente della Federazione degli ordini dei medici. «Ma serve anche a garantire la consapevolezza e l'indipendenza delle scelte fatte dal medico.
La società moderna sta estendendo le aree dei diritti, e di pari passo si ampliano anche le situazioni di contrasto tra questi. Ma non è possibile risolvere questi conflitti annientando uno dei diritti in gioco: quello del paziente di avere accesso a cure o prescrizioni e quello del medico di obiettare». Per Giovanni Cannavò, presidente dell'associazione medico legale Melchiorre Gioia, la discriminante deve essere la rilevanza dell'evento: «Pur nella liceità dell'obiezione, i rifiuti per esempio per gli anticoncezionali nel settore pubblico sono un problema: se scelgo di fare il medico in una struttura pubblica so a cosa vado incontro».
Lo scorso ottobre il Papa ha rivolto un appello molto forte ai farmacisti: rifiutate di vendere le molecole contrarie alla vita. In realtà il riferimento in questo caso è solo alla pillola del giorno dopo: l'Ru486, il farmaco abortivo, è di esclusiva competenza ospedaliera, mentre per l'eutanasia non esistono farmaci specifici. All'appello papale sono seguite richieste da parte di alcune associazioni di categoria di cambiare l'ordinamento sanitario: «Oggi la legge stabilisce l'obbligo per il farmacista di dispensare qualsiasi farmaco indicato su una ricetta medica», spiega Andrea Mandelli, vicepresidente della Federazione ordini farmacisti italiani, «tuttavia riteniamo che sia giusto discutere del disagio espresso da alcuni operatori, non si può ignorare le loro richieste a priori».
Ma se l'obiezione, abbinata all'esclusiva nella vendita dei medicinali con prescrizione, rendesse difficile trovare la pillola del giorno dopo, per esempio nei piccoli centri di provincia? «Metterla così significa piazzare il carro davanti ai buoi: bisogna aprire un dialogo sulla questione». Intanto gli infermieri ribadiscono nel nuovo codice deontologico la possibilità di dire "no, io non lo faccio" in tutte le situazioni in contrasto con i propri valori.
La formula sembra generica. Potrebbe Potrebbe verificarsi il rifiuto, per esempio, per un intervento per il cambiamento di sesso? «In teoria sì. Ma il principio sarà sempre quello di garantire la prestazione: ci si impegna a fornire contatti alternativi», precisa Annalisa Silvestri, presidente della Federazione degli infermieri. Insomma, l'infermiere può rifiutarsi, ma deve poi impegnarsi a trovare un collega disposto a farlo.
Quello che non avviene con i ginecologi obiettori, nemmeno per la pillola del giorno dopo, per cui l'intempestività dell'assunzione può comprometterne l'effetto anticoncezionale. Oppure c'è la questione eutanasia, altro tema per cui l'obiezione di coscienza torna a essere invocata. Un anno fa è stato avviato un progetto di legge sulle scelte di fine vita, il cosiddetto "testamento biologico". Uno dei principali punti del contendere sta nello scontro che può crearsi tra la volontà del paziente sulle sue sorti, e la possibilità per i medici di non eseguire le sue volontà.
«Medici e infermieri sono "operatori della salute"», spiega Daniele Rodriguez, docente di medicina legale all'università di Padova, «e per salute si intende, secondo la definizione dell'Oms recepita nel nostro Paese, non solo l'assenza di malattia, ma anche il completo benessere fisico, psichico e sociale. Il suo carattere è soggettivo: cioè ognuno sa qual è per se stesso il grado di benessere. Non si capisce perché gli operatori non dovrebbero tener conto della volontà dell'assistito».
Ma è per l'interruzione volontaria di gravidanza che l'obiezione da parte del personale sanitario, divenuta massiva, è arrivata a mettere in forse l'accesso a una possibilità prevista dalla legge. Nell'ultima relazione sulla 194, si segnala un «forte incremento» dell'obiezione: la percentuale di ginecologi obiettori è passata dal 58,7 per cento del 2005 al 69,2 per cento di oggi. Qui almeno, però, tutto è previsto specificamente dalla legge. Insomma, mica tanto. Per esempio la certificazione del medico necessaria ad accedere al trattamento, che gli obiettori spesso rifiutano. Intanto collettivi e gruppi di femministe si organizzano in iniziative come "obiettiamo gli obiettori" (http://ogo.noblogs. org), una campagna che si basa su un blog di denuncia. UN PROBLEMA EUROPEO Il caso, nel Regno Unito,
è esploso lo scorso ottobre, quando il Sunday Times ha pubblicato un'inchiesta sulla diffusione nel Regno Unito dell'obiezione di coscienza dei medici di religione islamica, documentando il moltiplicarsi di casi di studenti che disertano i corsi legati a problematiche sessuali. Diversi medici praticanti, sempre islamici, avrebbero anche rifiutato di prestare cure a pazienti dell'altro sesso. Situazione che ha indotto le autorità sanitarie inglesi, British Medical Association (BMA) e la General Medical Council (GMC), a esprimere un parere fortemente negativo sulla proliferazione dei casi di obiezione religiosa.
E a marzo le due autorità hanno emanato le linee guida circa le regole da osservare in caso di obiezione: ogni medico che ha riserve di ordine etico nel compiere qualsiasi trattamento sanitario, deve pubblicizzare il più possibile le proprie scelte, anche con volantini e cartelli affissi in ambulatorio, per informare i pazienti di cosa possono aspettarsi. In Spagna, invece, il governo Zapatero ha proposto di creare un registro dei medici obiettori, allo scopo di rendere compatibile il diritto dei medici di obiettare e quello delle donne di abortire, facilitando l'applicazione della legge sull'aborto anche nelle strutture pubbliche, dove si pratica solo il 2,5% del totale degli aborti, mentre il grosso si concentra nelle strutture private. Il sospetto è che molti medici si dichiarino obiettori nella sanità pubblica, ma poi pratichino aborti nelle cliniche private convenzionate.
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