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Mancano medici e infermieri PDF Stampa E-mail
Martedì 10 Marzo 2009 17:48
Ma, dopo la laurea, ancor più drammaticamente si chiude l'accesso alle specializzazioni, così che, per ognuna di esse, vengono ammesse poche unità. Così accade che, mentre fino a pochi anni fa, un concorso ospedaliero era preso d'assalto da numerosi aspiranti, oggi spesso non ci sono candidati e reperirne da qualche parte è diventato un problema di non facile soluzione.

Spesso l'ospedale o il reparto che è in cerca di uno specialista è costretto a contattare gli specializzandi dell'ultimo anno delle università vicine, e, per così dire, opzionarli, ovvero renderli disponibili ad accettare auel posto. Ennio De Dominicis* Non molti anni fa l'Italia era segnalata come il paese col più alto numero di medici, tanto è vero che da più parti i giovani studenti venivano sconsigliati di intraprendere gli studi di medicina perché sarebbero rimasti disoccupati. Nel giro di pochi anni questa situazione si è completamente rovesciata.

 Vediamo perché: II numero chiuso imposto all'accesso della facoltà già da molti anni ha ridotto drasticamente le iscrizioni; negli anni 70, in certe università, al primo anno di corso e 'erano anche 3 o 4 mila iscritti; ora le più affollate ne ammettono 3 o 4 cento.

DE DOMINICIS* dalla prima Infatti i medici già specialisti sono tutti sistemati da qualche parte, persino quelli che venivano sistematicamente bocciati ai concorsi negli anni passati. Da ciò si può facilmente dedurre la mancanza completa di selezione, perché bisogna accontentarsi di chicchessia, a qualunque condizione; e se il nuovo specialista non ha preparazione ne competenza o si comporta in maniera censurabile, bisogna chiudere un occhio, perché, se se ne va, ci si trova nei guai, non si riesce a rimpiazzarlo; per contro, lo specialista trova lavoro dappertutto, anche in ospedali blasonati che una volta erano inawicinabili dai comuni mortali.

Il fatto è che, senza un numero sufficiente di medici, non si riesce a fare i turni e qualsiasi presenza diventa preziosissima. ta di quanto descritto è che molti reparti e servizi ospedalieri sono in condizioni precarissime, al limite della sopravvivenza. Già Pronti soccorsi ed anestesie, per coprire i turni di guardia, sono costretti a ricorrere ai cosidetti getto nisti, ovvero colleghi che lavorano al- trove e vengono a svolgere un turno di servizio di 12 ore notturne, intascando il gettone e andando via.

 Lascio immaginare cosa possa significare l'utilizzo di professionisti completamente scollegati dalla struttura, senza alcun interesse al funzionamento della stessa e all'esito delle patologie che si presentano. La situazione è resa ancor più drammatica dal fatto che la specializzazione è necessaria per essere ammessi a lavorare in ospedale e i corsi sono stati allungati: quasi tutte le specializzazioni durano 5 anni, condizionando un ritardo importante dell'inserimento nell'attività lavorativa.

Eppure una soluzione ci sarebbe, oserei dire anche facile, perché in tempi passati era adottata. Infatti, negli anni 70-80 un giovane medico non aveva bisogno della specializzazione per entrare in ospedale: poteva essere assunto con la semplice abilitazione professionale; di regola la specializzazione veniva conseguita durante l'attività lavorativa, in accordo tacito con le università vicine: il giovane medico veniva iscritto alla specializzazione (già allora però il numero chiuso rendeva difficile l'iscrizione per alcuni, che potevano però restare alavorare in un reparto ospedaliere anche senza il titolo di specialista); il medico frequentava le lezioni ali' università e svolgeva la sua pratica nell'ospedale in cui prestava servizio.Molti specialisti della mia generazione hanno fatto questo percorso.

 Si tratterebbe allora di collegare alle scuole di specializzazione universitarie i reparti ospedalieri, consentire l'assunzione di giovani medici come specializzandi, considerare addestramento a tutti gli effetti l'attività di servizio presso il reparto ospedaliere. Naturalmente, accanto a questa iniziativa, sarebbe necessaria una oculata programmazione regionale basata sulla stima del numero di specialisti che occorre formare per coprire tutte le esigenze. Altrettanto drammatica,se non di più, è la carenza di infermieri.

L'iniziativa di fare del diploma infermieristico una laurea breve, se, da una parte, ha reso culturalmente più appetibile il titolo di studio, dall'altra non ha avuto, per contrappeso, una migliore qualificazione professionale e,men che meno, una migliore retribuzione. Così gli infermieri laureati vivono a fianco dei loro colleghi forniti del diploma di una volta, con funzioni analoghe, salvo poche eccezioni. Ma la conseguenza logica è stata la penuria di personale infermieristico qualificato : questa situazione ha portato a soluzioni di ripiego, come la formazione dei cosiddetti operatori sanitari, con alcune mansioni infermieristiche (questa figura ricalca un po' quella dell'infermiere generico di una volta), o l'adozione di infermieri stranieri che diventano sempre più numerosi nelle nostre strutture, con una serie di difficoltà pratiche che si possono intuire, come quelle di comunicazione con colleghi, medici e pazienti. Il problema va così analizzato.

Nei decenni passati molti ospedali avevano la scuola infermieristica: per accedervi era sufficiente aver frequentato i primi 2 anni di scuole supe riori. La giovane ragazza che voleva fare l'infermiera, senza spostarsi da casa più di tanto, a 18 anni conseguiva il diploma e aveva immediatamente il posto.Oggi è necessario prima di tutto conseguire il diploma di scuola superiore; poi bisogna iscriversi al corso universitario che in genere è distante da casa; quindi: spese di alloggio e di mantenimento per 3 anni: per molte famiglie la cosa può essere proibitiva, mentre nei tempi andati la possibilità di fare l'infermiere a 18 anni con diploma conseguito in loco era una autentica risorsa lavorativa.

Anche qui la soluzione facile sarebbe il decentramento, ovvero l'istituzione di sezioni universitarie negli ospedali periferici che abbiano strutture sufficienti ed idonee all'insegnamento. Purtroppo, allo stato attuale, ne per i medici ne per gli infermieri si profilano provvedimenti risolutivi a portata di mano.

Ultimo aggiornamento Martedì 10 Marzo 2009 21:39  
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