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l pronto soccorso scoppia. La rabbia dei medici Stampa E-mail
Scritto da L. Brancaccio   
venerdì 16 maggio 2008
l pronto soccorso scoppia. La rabbia dei medici I pazienti meno gravi affidati agli infermieri: si litiga, ma a Careggi la prima rivoluzione non è bastata. Il sovraffollamento ai pronto soccorso degli ospedali fiorentini è di nuovo affar quotidiano. Rispetto allo scorso anno, il picco degli accessi è cresciuto del 30 per cento. Nei primi dodici giorni di maggio, solo a Careggi, sono stati conteggiati 170 pazienti in più. Non poco.

La delibera regionale di tre mesi fa non ha, dunque, avuto l'effetto sperato sulla lunga distanza. A novanta giorni dall'approvazione, infatti, siamo daccapo. Attese lunghe per i pazienti sia in sala d'aspetto sia nelle stanze di cura, super lavoro per gli operatori.

 Nonostante il rigido codice di regolamentazione con monitoraggio quaotidiano che imponeva una drastica riduzione dei tempi. Massimo un'ora di attesa per i codici verdi, assegnato ai malati con patologie di urgenza minore. magari, ancora non ci siamo. Non ci si avvicina neppure. Qualcosa nel sistema sanitario non funziona. Il direttore del pronto soccorso di Careggi, Stefano Grifoni, individua il problema nella difficoltà dei cittadini a risolvere altrove i problemi di salute. «La gente si rivolge al pronto soccorso in condizioni di necessità - dice - la gente vede il pronto soccorso come unica risposta assistenziale per i bisogni urgenti.

Qui non c'è burocrazia: si arriva, si risolve il problema e si torna a casa». E la massa cresce secondo un comprovato sistema che «meglio funziona, più si riempie». Allora, per snellire le attese, la fase due della rivoluzione prevede il modello «See and treat»: abilita l'infermiere a fare diagnosi per piccoli casi non urgenti, in genere codici bianchi, e a prescrivere medicine. Ma su quest'ultimo punto la delibera toscana è sibillina e dice solo che l'infermiere conduce «autonomamente tutte le procedure necessarie fino al loro termine».

Per questo dell'attuazione, già deliberata, se ne parla da un anno ma a parte furibonde liti non è ancora successo nulla. Il dibattito è acceso all'interno della categoria medica che non ha gradito quello che ha interpretato come un parziale «passaggio di consegne» agli infermieri.

A favore della sperimentazione del nuovo sistema, invece, si è espressa la Simeu, la società di medicina di emergenza urgenza. Il presidente regionale, Stefano Grifoni, dopo avere riunito il direttivo, con tutti i primari dei Dea della Toscana, ha inviato l'adesione al progetto in una lettera destinata all'assessore regionale per il diritto alla salute, Enrico Rossi, e al presidente dell'Ordine dei medici, Antonio Panti. Dunque, ora si parte davvero. Anche se prima ci sarà bisogno di preoccuparsi della formazione del personale infermieristico sotto il tutoraggio del pronto soccorso e poi occorrerà definire i protocolli secondo i quali in perfetto accordo si muoveranno medici e infermieri.

Intanto, prima dell'estate, i pronto soccorso per riuscire a funzionare, devono cambiare il sistema di accoglienza e di presa in carico del paziente. Funzionale a questo, il rifacimento delle sale d'attesa, con la creazione di una stanza filtro con un impiegato che parli sia all'utente, sia ai familiari. Una persona che controlla in tempo reale sul computer le condizioni del paziente in cura e che può relazionare ai paizenti. Sarebbe un bel passo avanti anche in termini di umanizzazione dell'ambiente.

Non solo. Careggi realizzerà una «discharge room», una sala che sarà realizzata tagliando un'ala del grande salone d'attesa del pronto soccorso e che sarà destinata a chi aspetta i risultati degli esami o il referto prima di tornare a casa, in modo da liberare le stanze interne di cura per altri e nuovi arrivi. Ci saranno hostess e infermieri a dare indicazioni, un ufficio per i familiari e un poliziotto all'interno della sala d'attesa. Aspettiamo che l'impresa abbia inizio, sperando che sia la volta buona.

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