Alla collega va tutta la mia comprensione, lavorando in un Pronto soccorso dove, spesso, i medici di base inviano chiunque con qualsiasi pretesto per (a volte) levarseli di torno. A noi triagisti resta l'onere di districarsi tra diagnosi di comodo e diagnosi veritiere, certo è che spesso non si ha il tempo materiale di rivalutare la persona che si è vista o che il collega del turno precedente ha inserito in lista d'attesa. Magari i parametri d'ingresso non erano così disastrosi...Nella mia esperienza (breve, 4 anni), ho comunque imparato a non sottovalutare le "rivendicazioni" della gente in attesa. Ciò che lascia sgomenti è la repentina morte della ragazza. Ancora oggi mi sento in colpa per la morte di una Suorina molto anziana: io ero agli albori della mia carriera infermieristica, lei una suora appena entrata in reparto (chirurgia) per non ricordo esattamente che motivo d'elezione (non urgente comunque). Al mio arrivo in servizio cominciai il giro dei parametri e le provai la glicemia, era oltre i 400 mg/dl, lo riferii alla collega (più anziana di servizio) e le chiesi una valutazione che però non sollecitai essendo in soggezione, finalmente arrivate al letto della signora (circa 1 ora dopo) ci approntammo per il cambio serale del pannolone, la signora morì mentre la cambiavamo...infarto fu la diagnosi..mai più sottovaluterò un segno o un sintomo che non mi convince. magari la signora sarebbe comunque dipartita ma per lo meno avremmo potuto capire prima cosa stava accadendo. La mia collega non battè ciglio...io ancora mi batto il petto per la mia inesperienza e poca forza d'animo nel rivendicare una valutazione medica.
Forza Silvia

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