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Quasi 200 medici, infermieri, operatori sociosanitari e terapeuti contro il Dal Molin. È stato sottoscritto finora da 196 persone, di cui 65 dottori, 102 tra infermieri e tecnici professionali, 4 biologi, 5 psicoterapeuti e 20 professionisti sociosanitari, l'appello presentato ieri al Vicenza.com da un gruppo di vicentini operanti nella sanità, che hanno voluto prendere posizione su una questione che definiscono "contraria alla deontologia di chi lavora per la vita, perché la guerra porta morte".
Dottori e infermieri dicono "no" alla base di Maria Elena Bonacini Quasi 200 medici, infermieri, operatori sociosanitari e terapeuti contro il Dal Molin. È stato sottoscritto finora da 196 persone, di cui 65 dottori, 102 tra infermieri e tecnici professionali, 4 biologi, 5 psicoterapeuti e 20 professionisti sociosanitari, l'appello presentato ieri al Vicenza.com da un gruppo di vicentini operanti nella sanità, che hanno voluto prendere posizione su una questione che definiscono "contraria alla deontologia di chi lavora per la vita, perché la guerra porta morte".
«Ci siamo chiesti - afferma Tiziano Copiello, medico di base a Costabissara - se ci fosse un rapporto tra la nostra professione medica e la militarizzazione della città. In questo siamo stati supportati dall'articolo 5 del Codice di deontologia medica, secondo cui "il medico è tenuto a considerare l'ambiente nel quale l'uomo vive e lavora, fondamentale e determinante per la salute dei cittadini. A tal fine il medico è tenuto a promuovere una cultura civile tesa all'utilizzo appropriato delle risorse naturali, anche allo scopo di garantire alle future generazioni la fruizione di un ambiente vivibile", che ci ha convinti a schierarci».
Una decisione non presa, comunque, a cuor leggero. «Abbiamo discusso molto - spiega Daniele Bernardini, direttore del servizio di endoscopia al S. Bortolo - perché, in quanto medici, nell'esercizio della professione dobbiamo mantenere la neutralità. Molti di noi curano o hanno curato militari italiani e americani, ma questo non ci esenta dal prendere posizione». Non portano studi scientifici circa l'eventuale impatto della nuova base sulla salute. «Perchè - continua Copiello - volevamo dare un messaggio semplice, che non vuole inserirsi in nessuna campagna elettorale».
«Al di là di questo - sottolinea però Lorena Garzotto, terapeuta espressiva a Villa Margherita - la base porterà più inquinamento, e avrà un forte impatto psicologico sui vicentini, che vivranno nella città più militarizzata d'Europa, e con una quantità ancora maggiore di soldati».
Ora l'idea è di raccogliere ancora più adesioni e diffondere l'appello negli studi e in ospedale; anche se per il momento la direzione non è stata interpellata.
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