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Arzignano, gli infermieri in guerra PDF Stampa E-mail
Sabato 27 Febbraio 2010 21:44

Arzignano . È lotta aperta alla rianimazione dell'ospedale di Arzignano. Il Nursind, il sindacato maggioritario degli infermieri di Vicenza (1318 iscritti in tutta la provincia) dichiara lo stato di agitazione e minaccia lo sciopero. «Gli infermieri sono troppo pochi - accusa il segretario provinciale Andrea Gregori - . e non ce la fanno più. Su 300 giorni lavorativi e con un organico che basta appena per 5 posti-letto gli infermieri, almeno per 105 giorni, sono stati impegnati anche fino a 9 posti-letto quando la dotazione dovrebbe essere di 1 a 2. Questa carenza mette in ginocchio il servizio ed è pericolosa per i pazienti.

 E' da dicembre che segnaliamo questa situazione al responsabile dell'ufficio infermieristico Mario Degan e al direttore generale Renzo Alessi. Abbiamo chiesto un incontro. Mai una risposta. Ora ci siamo stancati». Così gli autonomi del Nursind scrivono al prefetto Fallica per chiedere l'incontro di conciliazione e raffreddamento previsto dalla legge. «Se non si giungerà a un accordo ragionevole lo sciopero sarà inevitabile. Questo silenzio non è più tollerabile per la sicurezza del paziente e di chi lavora». I fronti di attacco sono anche altri. A Lonigo c'è tensione: «Non assumono tecnici di laboratorio - denuncia Gregori - e ordinano agli infermieri di usare gli strumenti per gli esami del sangue. Li costringono all'esercizio abusivo della professione. Cose da codice penale. Faremo causa. Porteremo l'Amministrazione davanti al giudice.

Il contrario al dipartimento di salute mentale. Sottraggono agli infermieri una competenza come quella di somministrare i farmaci ai pazienti e l'affidano agli operatori socio-sanitari-specializzati senza neppure un controllo. Una irresponsabilità grave. E' il paziente che ci va di mezzo. Avviseremo il collegio degli infermieri». L'interpretazione di Gregori è negativa: «Non so se la strategia sia di smantellare l'ospedale un pezzo alla volta. Anche nella riorganizzazione della chirurgia a rimetterci è Lonigo che perde le sedute di day hospital. E poi questa è l'unica Ulss che continua a reclutare all'esterno infermieri di cooperative che non parlano neppure l'italiano». Il dg Renzo Alessi non si scompone: «Il problema è uno solo: non si trovano infermieri. Quelli che ci sono li assumiamo tutti. Non è vero che appaltiamo il servizio all'esterno.

Ci sono rimasti in eredità dalla precedente Amministrazione solo una decina di infermieri rumeni. Neppure io li prenderei fuori Ulss, ma se non ne trovo come faccio? Ho chiesto l'attivazione di un corso per caposala e di un corso infermieri al centro formativo di Lonigo nato grazie a una delibera dell'on. Francesca Martini quando era assessore. Ebbene, il corso per caposala che è autorizzato dall'università di Padova è partito, l'altro per infermieri che deve avere il nulla-osta della Regione no, perché da Venezia non ci hanno mai risposto». Un'ultima frecciata per il Nursind: «Io in prefettura non ci andrò».

 
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