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Trasfusione mortale: risarcimento da 300mila euro Stampa E-mail
Cronaca e curiosità
Scritto da L. Brancaccio   
Lunedì 29 Giugno 2009 12:37
VERONA - Poco meno di trecentomila euro per quel drammatico errore costato la vita a un paziente cui era appena stato installato con successo - un triplice bypass. E' l'ammontare complessivo del risarcimento su cui è stato trovato l'accordo tra la compagnia assicurativa dell'Azienda sanitaria scaligera e i familiari (cinque persone in tutto) di Giovanni Ferranti: dopo un'operazione al cuore «perfettamente riuscita», il 4 gennaio di due anni fa, nella sala rianimazione della cardiochirurgia all'ospedale di Borgo Trento, al pensionato piemontese di 65 anni, residente nel Rodigino e venuto «appositamente a farsi operare il cuore a Verona perché è uno dei centri migliori», venne trasfuso il sangue sbagliato.

Era il 16 marzo 2007 quando il pensionato si spense dopo oltre due mesi d'agonia e al termine dell'inchiesta, a distanza di quasi due anni da quel dramma che destò scalpore non solo nel Veronese ma anche oltre provincia, il pubblico ministero Giovanni Benelli aveva chiuso il cerchio delle presunte responsabilità e della fase delle indagini preliminari sollecitando il rinvio a giudizio per le due persone finite sul registro degli indagati: si tratta, per l'esattezza, del medico specializzando D. C. e dell'infermiera S. G. che - per l'accusa - si occuparono direttamente di eseguire quella trasfusione finita in tragedia. Ieri, davanti al giudice per l'udienza preliminare Paolo Scotto di Luzio, il contenzioso sarebbe dovuto entrare nella sua fase cìou: peccato però che, a complicare la vicenda, sia intervenuta in extremis un'ulteriore richiesta di risarcimento, stavolta avanzata dalla convivente rodigina di Ferranti. Inevitabile, dunque, il rinvio dell'udienza ai primi di novembre, data entro la quale dovrebbe risultare perfezionata anche l'intesa economica con la convivente.

Soltanto allora, gli imputati sceglieranno se avvalersi del patteggiamento oppure se, in seconda istanza, chiedere di essere ammessi a un rito abbreviato (che garantisce, in caso di eventuale condanna, lo sconto di un terzo sulla pena finale) condizionato all'effettuazione di un'ulteriore perizia, stavolta commissionata d'ufficio dal gup. Di certo, comunque, a rischiare penalmente di più risulta in questo momento il medico. Stando ai protocolli sanitari vigenti all'epoca dei fatti (e solo successivamente modificati), infatti, l'onere e il dovere di controllo pendeva esclusivamente sul medico: neppure la circostanza che sia stata l'infermiera ad agire su iniziativa autonoma lo sgrava dalle responsabilità. Di tutto questo, però, si discuterà in aula il prossimo autunno. Ulteriori imprevisti permettendo. La.Ted. Errore fatale Nella foto Giovanni Ferranti, 65 anni, vittima tra il gennaio e il marzo 2007 di una trasfusione sbagliata.

 
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