Aggregatasi all’Unità di Prevenzione di Reggio Emilia che ha la finalità di allestire all’interno delle diverse discoteche reggiane banchetti informativi sulla pericolosità di contagio dell’ HIV, Monica Prandini ha somministrato il questionario a 108 frequentatori, 70 di sesso maschile e 38 di quello femminile. «Le donne si sono mostrate più restie e scettiche a compilare il questionario», ha spiegato la curatrice. Come se il problema non le riguardasse. Nonostante il campione dello studio fosse ristretto, come ha ammesso la stessa Prandini, i dati emersi «sono stati scioccanti. Solamente una piccolissima parte dei ragazzi è realmente a conoscenza della patologia. Preoccupante il credere da parte loro che la patologia sia la malattia degli omosessuali e dei tossicodipendenti». In realtà, come ha messo in luce la ricerca, anche l’uso sbagliato del preservativo durante il rapporto può infettare. «E i primi sintomi il paziente li manifesta solamente molto più tardi».
Abuso di alcol e sostanze stupefacenti concorrono poi a incrementare le possibilità di contagio. Aumentano i rapporti occasionali e la maggior parte degli intervistati ha ammesso che vi ricorre perché sono più disinibiti e le prestazioni sessuali migliorano. Proprio per questo gli uomini sono risultati essere i più incoscienti. Il 16,2% ha dichiarato di non usare mai il preservativo durante il rapporto occasionale, mentre il 41,9% di utilizzarlo occasionalmente. Ma avverte la Prandini: «Anche il preservativo indossato solamente nella fase finale è motivo di contagio. Come può esserlo anche il sesso orale». Perciò si è raccomandata prudenza e attenzione durante gli scambi di effusioni. Esterrefatta poi è rimasta la neolaureata a sapere che solamente una piccolissima percentuale di intervistati prima di un rapporto sessuale si è interessata di chiedere informazioni sulla possibile sieropositività del pertner. E su 108 degli intervistati, soltanto 22 si è lasciato sottoporre al test. «Proprio per questa disinformazione dilagante la mia regione risulta essere la seconda in Italia per numero di infezioni da virus HIV».
Il problema maggiore è che i contagi sono in aumento in tutta Italia e proprio per l’ignoranza intorno alle modalità di diffusione della malattia, i più colpiti risultano essere i giovani eterosessuali. E pensare che la convinzione comune è che i più colpiti dall’Aids siano tossicodipendenti e omosessuali. Ma, forse, a questo punto, necessaria diviene rivedere e riprogettare la campagna di sensibilizzazione. Perché per ora i risultati non si vedono.

